Sono come la Torre di Pisa

Da due settimane ho iniziato una sorta di corso di riabilitazione per persone che hanno avuto il cancro. Si chiama – in olandese – “herstel en balans”, ovvero “riabilitazione ed equilibrio”. Riabilitazione perché due volte alla settimana facciamo sport o in ogni caso esercizi specifici mirati; equilibrio perché una volta alla settimana c’è un incontro di gruppo con uno psicologo.

Il primo incontro era stato massacrante. Ero tornata a casa dopo due ore di conversazione con la sensazione di avere corso una maratona. Mi ero portata a casa una zavorra piena di racconti, quelli degli altri ma anche i miei. Avevo tirato fuori quei racconti che non escono così facilmente, quelli di cui non amo parlare perché finché non se ne parla… “va tutto bene”.
In realtà non è proprio così. Ho subito un attentato e mi devo riprendere, ma la cosa più difficile da accettare e’ che potrebbe non essere stato l’ultimo…
Ci sono momenti in cui mi sento in formissima, in cui mi sembra di riuscire a tenere testa a tutto, ma alle volte il morale scende, senza una ragione particolare, mi sento più stanca ma soprattutto faccio più fatica a tenere le emozioni sotto controllo.
L’incontro di oggi era finalizzato ad affrontare proprio questo tema, quello delle emozioni. Il mezzo: un pezzetto di argilla a cui dovevano dare forma per descrivere l’emozione più brutta o quella più difficile da controllare. Non tutti erano contenti di questa scelta, soprattutto x la necessità di esprimersi attraverso un atto creativo. Beh, sicuramente non è facile rappresentare la metafora di una emozione. L’idea è che dandole una forma la si possa guardare dal di fuori, la si possa allontanare e soprattutto la si possa controllare. Io non so se funzioni veramente così ma io attraverso questo esercizio ho capito qualcosa.

Istintivamente sono tornata indietro a due anni fa perché per me i momenti più brutti li ho vissuti in quel periodo, quando ero alle prese con i controlli. Sapevo che c’era qualcosa che non andava nel mio corpo e temevo il peggio e mi chiedevo così intensamente il perché di tutto ciò che mi stava capitando. Ricordo quel periodo di incertezza come il momento più angosciante, anche più della diagnosi. Almeno dopo la diagnosi sapevo – più o meno – a cosa andavo incontro ed ero concentrata sulla mia battaglia…. ma il non sapere… era terrificante. Ed il momento più brutto di tutti era stato quel 19 ottobre 2012, quel venerdì in cui il chirurgo mi spiego’ che avevo il cancro al seno, e quale tipo (!), che la strada sarebbe stata lunga e impervia e che sulle probabilità di farcela… non poteva dirmi nulla. E di nuovo, il momento più angosciante non è stato quello, perché un po’ mi ero preparata. Avendo letto su internet che tumori con e-caderina negativa sono particolarmente aggressivi e soprattutto NON SI VEDONO con mammografia ne’ ecografia, avevo già capito che si trattava o di qualcosa di molto piccolo o di qualcosa di mooolto grave. Avevo incassato come il più allenato dei pugili. Ero a terra ma pronta a rialzarmi. Ma quando arrivai a casa quella sera mi resi conto che non sapevo ancora nulla perché il lunedì dopo mi avrebbero fatto scintigrafia, mri alla testa e scansione toracica per stabilire se ci fossero eventuali metastasi in giro. Quello avrebbe potuto cambiare radicalmente la storia che avevo sentito nel pomeriggio. C’è voluta quasi un’altra settimana per sapere che – fortunatamente – c’era ancora speranza…

Come rappresentare quindi l’incertezza? Io mi sentivo letteralmente come se mi mancasse la terra sotto i piedi. Ho fatto quindi una associazione da architetto: uno stato di incertezza e’ uno stato di instabilità. Una casa costruita sulla roccia non si muove, ma sulla sabbia può rimanere in posizione retta, ma può avere più facilmente dei cedimenti e trovarsi in posizione inclinata o può addirittura crollare. E quale metafora migliore della torre di Pisa per rappresentare questa instabilità strutturale? Questo suo stato di “incertezza” l’ha resa una delle 7 meraviglie del mondo. Infatti la cosa più spettacolare non è la sua posizione così precaria, ma è il fatto che è da tantissimo tempo che è così. Anche lei si e’ dovuta “curare” perche’ sembrava che fosse proprio destinata a crollare. E invece, a detta di esperti del settore, ci sara’ ancora per almeno altri 250 anni.
All’inizio della mia terapia leggevo le statistiche e secondo queste avevo una probabilità di farcela del 20-30%, leggevo che molte donne che iniziavano la terapia con una metastasi regionale alle ascelle morivano prima della fine della terapia, leggevo che il mio tipo di cancro resiste molto spesso alla chemioterapia. Invece, contro ogni previsione e ogni logica, ci sono ancora ed ho intenzione di rimanerci ancora molto a lungo… proprio così come la torre di Pisa!

Quello che ho capito facendo questo esercizio e’ che questa insicurezza e’ per me una emozione legata al passato, molto più che al presente. Significa che nonostante io non mi possa ancora dichiarare guarita, mi sento più guarita di quanto pensassi! E capire questo mi ha dato tanto tanto sollievo… spero che, colpassare del tempo, questa sensazione possa crescere ulteriormente.

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