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L’anatra della pace, riflessioni sulla vitamina B12

Che il mio percorso sarebbe stato duro lo sapevo fin dall’inizio. Cambiare alimentazione e stile di vita, in questa società richiede molto impegno. Tuttavia sembrava andasse tutto bene. Nonostante gli sforzi, mi sembrava di essere proprio sulla buona strada. Oramai sono due anni che non mangiamo carne, o almeno non in casa nostra, ma non siamo diventati ne’ vegetariani ne’ vegani. Diciamo che mangiamo per l’80% senza proteine animali, ma consumiamo ancora uova (6 uova in 4 ci durano 2 settimane), il pesce (2-3 volte alla settimana), latticini (io quasi mai, occasionalmente gli altri membri della famiglia, più spesso sotto forma di yogurt). Nessuno in casa si lamenta anche perché in ogni caso io mi impegno veramente tanto per mettere a tavola piatti sani che soddisfino pero’ anche la voglia di “buono”. Insomma, non mi sembrava proprio di fare un torto a nessuno “imponendo” al resto della mia famiglia questo cambiamento di abitudini alimentari. Anzi mio marito e’ tra tutti noi, quello più felice di avere eliminato la carne dalla nostra tavola. E colgo l’occasione per dire qui che lui e’ il vero eroe! e’ lui in primo luogo che ha reso possibile questo cambiamento, perché se in casa avessi avuto un compagno che non poteva rinunciare alla “salsiccia” su base giornaliera, non ce l’avrei mai potuta fare (sono forte, ma poi non COSI’ forte!). Insomma andava tutto bene finche’ un bel giorno, viene constatata una grave carenza di vitamina B12 a mio marito…

Ne avevo sentito parlare, vagamente, di questa questione, che riguarda principalmente il veganismo. Ma noi non siamo vegan, non strettamente, quindi come può interessarci? Dopotutto – pensavo – la mia dieta e’ adatta a persone che sono state colpite dal cancro, ma e’ assolutamente adatta a tutte le persone che vogliono prevenirlo. Come e’ possibile che mio marito presenti una grave carenza di nutrienti e di uno così importante? Chiaramente viene da se’ pensare che non ci sia una sola dieta che vada bene per tutti ed evidentemente questa dieta non va bene per mio marito. Ma se così e’, cioè che non c’e’ una sola dieta adatta alle persone “sane”, significa allora che non c’e’ una sola dieta che vada bene per tutte le persone che si sono precedentemente ammalate. Allora, tutti i miei sforzi… sono invano? Come faccio a sapere che i consigli della dieta DIANA vanno bene per me, soprattutto se, devo confessarlo, spesso mi procurano “stress da prestazione”…

Insomma questa questione mi ha toccato profondamente, diciamo: mi ha buttato veramente giù ed ha fatto emergere non pochi dubbi su questo percorso scardinado il solido sistema che lentamente avevo iniziato a costruire. Come ben sapete mi interrogo spesso sul perché, quindi anche in questo caso mi chiedo: e’ anche questo un segnale? E’ un segnale che dovrei cambiare atteggiamento e fare un passo indietro re-introducendo carne e formaggi nella nostra alimentazione quotidiana? O e’ una “prova”? Devo forse passare anche attraverso tutto questo per convincermi definitivamente che – di nuovo e nonostante le difficoltà – in ogni caso questa e’ la strada giusta da percorrere?

Come se dover gestire i propri dubbi non bastasse, ovviamente mi tocca di sorbirmi le pressioni del mondo esterno. Appena gli fu diagnosticata questa carenza, scherzando, dissi a mio marito “ecco, vedi, così adesso potranno dire tutti che la nostra dieta non e’ sana!”. E probabilmente non avevo ancora finito di dirlo che suo padre aveva già inviato ad entrambi una mail dove esponeva la sua (sicuramente plausibile) preoccupazione ma che – vi dico solo questo – iniziava con tono riprensivo e con queste parole: “Come immaginavo…”! Non sto a entrare nei dettagli perché non e’ quello l’importante. Ognuno e’ libero di avere una propria opinione e di esporla. Ma quella mail in cui la nostra alimentazione veniva etichettata come “unilaterale”, quando in realtà non e’ mai stata più varia che in questo periodo, mi aveva fatto male, perché aveva toccato un punto dolente. Mi veniva rivolta una critica proprio su un punto fondamentale, quello della salute, che e’ appunto la cosa più importante. Non mangiamo come mangiamo per dimagrire e sentirci “belli e in forma”, mangiamo come mangiamo per mantenerci sani il più a lungo possibile e per aiutarci, anche tramite l’alimentazione, a raggiungere uno stato di equilibrio interiore…

Ho letto quella mail una sola volta e l’ho cancellata perché se l’avessi riletta avrei iniziato a rimuginare (cosa che so fare benissimo). Ero stizzita, arrabbiata, ma soprattutto… molto molto abbattuta. La mia prima reazione era stata quella di pensare di non andare più dai suoceri, almeno per un po’, per non venire confrontata con questa polemica. Ho deciso invece di non agire di petto, ma aspettare. Nel frattempo ho iniziato a fare qualche ricerca su internet riguardo alla carenza di vitamina B12.
Questa vitamina e’ assolutamente necessaria per la nostra salute, ma noi non siamo in grado di sintetizzarla e per questo dobbiamo ingerirla attraverso l’alimentazione. Come? Da quello che ho capito finora ci sono due scuole di pensiero: chi e’ contrario al veganismo sostiene che sia assolutamente necessario ingerire anche carne perché la vitamina B12 contenuta nei vegetali non e’ biodisponibile per il nostro organismo (ovvero: non riusciamo ad assorbirla). E questa e’ una cosa che dichiara anche la dottoressa Michela de Petris dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano in questa intervista e che conferma anche la Dottoressa Luciana Baroni in questi due video: parte 1 e parte 2. La B12 contenuta in legumi ed anche diverse verdure probabilmente non andrà tutta gettata, ma non e’ sufficiente per soddisfare le richieste del nostro organismo. Formaggi e uova contengono B12, ma in quantità sicuramente minori che la carne. Dunque: chi sceglie il veganismo o vegetarismo deve mettere in conto una possibile carenza di vitamina B12 e, anche a detta degli esperti, dovrebbero integrarla.

Ma come? Eppure Berrino sconsiglia sempre gli integratori! dice che la natura ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno, quindi… a chi dobbiamo credere? Berrino sostiene il veganismo, ma non ha mai dichiarato che sia necessario togliere al 100% le proteine animali della dieta. Anzi, in questa intervista dice che, da vegani, per garantirsi l’apporto di tutti i nutrienti e’ necessario avere una profonda conoscenza della materia, e che, quindi, ogni tanto mangiare un rosso d’uovo di una gallina che ha vissuto una vita felice non può farci male, anzi. Ed in ogni caso anche secondo la dieta DIANA bisognerebbe mangiare alimenti principalmente a base vegetale integrandoli saltuariamente col pesce. Pero’ questo e’ quello che noi facciamo gia’… eppure il problema ci tocca ugualmente…

La seconda scuola di pensiero, quella vegana appunto, sposta la questione su un altro piano, quello della naturalità delle cose che mangiamo. Infatti, prendiamo una mucca ad esempio. Anche lei, come noi, non e’ in grado di sintetizzare la vitamina B12, quindi da dove la prende? Dovrebbe prenderla dall’erba che mangia nei campi. Questa e’ coperta da determinati batteri e sono questi batteri che forniscono la vitamina B12. Purtroppo oggigiorno le mucche, salvo in rari casi, non pascolano più nel prato e vengono nutrite con mangimi che, oltre ad essere ricchi di proteine (cocco e chissà cos’altro! Ma vi pare che le mucche debbano mangiare cocco quando hanno sempre e solo mangiato erba?), contengono vitamina B12 sotto forma di integratore. Quindi: chi mangia carne ingerisce vitamina B12, ma non “vitamina B12 naturale”, la ingerisce sotto forma di integratore! A questo punto: tanto vale integrarla, ma scegliendo noi pero’ l’integratore che preferiamo! E siamo costretti ad integrarla perché oramai tutto quello che mangiamo e’ diventato sterile. Le verdure prodotte in serra sono poco contaminate da batteri. Ma quei batteri probabilmente nel passato, quando si coltivava l’orto, fornivano anche a noi, come alle mucche, vitamina B12. Insomma il problema fondamentale, e’ il distacco dalla natura che sempre più caratterizza il nostro stile di vita moderno. Quindi, mi viene da dire, le possibilità sono 2:
.non mangiare carne (o alcun tipo di proteine animali) e integrare con vitamina B12 a base vegetale
.mangiare carne che sia in ogni caso biologica (se del biologico ci si puo’ fidare), meglio ancora se selvaggina

Nel libro “La dieta del metodo Kousmine” di Don Sergio Chiesa si parla appunto di questo. Di carne dobbiamo mangiarne poca, e se proprio-proprio vogliamo mangiarla, meglio allora scegliere la selvaggina: questi animali hanno avuto una vita all’aria aperta e hanno mangiato quello che la natura gli ha offerto. Per questa ragione sono “più felici” :-) e molto meno grassi di quelli allevati (seppur in allevamenti biologici). E questo e’ un punto particolarmente importante perché sono soprattutto i grassi animali ad essere messi in rapporto al cancro al seno.

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Quindi, tornando alla mail: ho riflettuto bene ed ho deciso di agire in un modo per me inconsueto: invece che fare la guerra, rispondere alla provocazione con un gesto d’amore. Oramai diversi mesi fa (subito dopo aver letto il libro di cui parlavo sopra) avevo avuto l’occasione di comprare della selvaggina, in particolare un’anatra, e l’avevo fatto per cucinarla in una occasione speciale. E quale occasione migliore dell’offrirla a mio suocero per cucinarla insieme come sigillo di pace? Io non lo criticherò per la quantità di proteine animali e zucchero con cui lui decide di imbandire quotidianamente la sua tavola e lui non mi criticherà per la mia/nostra scelta di ridurre tutte queste cose al minimo. Dopotutto, nessuno può dire quale sia la via migliore anche perché quello che vale per una persona può non valere per un’altra. E, se e’ vero che la carenza di B12 di mio marito e’ da imputare al nostro cambiamento radicale nella dieta (cosa che comunque e’ ancora tutta da dimostrare), appunto lui ne e’ la prova.

Non vi darò la ricetta di questa anatra arrosto. E questo non dipende solo dal fatto che – in tutta onesta’ – da quando sono sempre più in contatto con persone che non mangiano proteine animali per ragioni etiche, mi vergogno un po’ di non riuscire a fare la stessa scelta. Non avrete questa ricetta anche perché il risultato e’ stato piuttosto deludente! Non sono di certo mai stata un’esperta nella preparazione della carne e, nonostante le indicazioni datemi dalla mamy via skype, quell’anatra si era proprio rinsecchita! Mio suocero ha detto che la prossima volta la prepariamo “a modo mio” :-), e chissà forse aveva proprio ragione a non metterla in forno! In ogni caso, spero non ci sia una prossima volta perché in questo caso significa che la pace regna ancora sovrana :-).

 

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