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Ovviamente cucino a casa mia. E fino a qui nulla di strano. Ma come molte cose che riguardano me e la mia dolce meta’, c’e’ una storia particolare che la riguarda. Un italiano non può capirla completamente neanche se la racconto… perché e’ assolutamente fuori dagli schemi dell’italiano medio. Ma ci provo lo stesso.

Se parlo di ristrutturazione un italiano può capirmi benissimo. In tanti comprano casa, poi la danno in mano a una ditta, guidata spesso da un geometra (invece che dall’architetto), per rimetterla in sesto o modificarla a proprio piacimento. Qui in Olanda invece sono i proprietari – cioè NOI – ad usare olio di gomito, sperando (sottolineo: sperando) così di risparmiare una cifra considerevole. Questa e’ una cosa talmente diffusa che in Olanda esiste un verbo apposito per descrivere tutte le attività relative al ristrutturare casa: klussen, tradotto liberamente in italiano con “klussare” :-). E noi ovviamente abbiamo comprato un kluswoning, ovvero una casa da klussare. La abbiamo “vinta alla lotteria” si puo’ dire :-). Infatti il comune di Rotterdam ha iniziato diversi anni fa un progetto, 169 kluswoningen, attraverso il quale vende case da ristrutturare in quartieri da riqualificare, nella speranza che questo unisca la riqualificazione della case a quella del quartiere in cui sono situate.

Insomma, per farla corta, noi abbiamo klussato per 4 anni, circa e – non contenti – ci dedichiamo ancora a progettare e costruire mobili per la casa! Ma perché un italiano non può capire? Perché non ci siamo limitati a tinteggiare due pareti e due finestre… abbiamo letteralmente scaravoltato l’impianto della casa, o meglio il rudere, che avevamo comprato.

Come prima cosa abbiamo accorciato il tetto per creare un terrazzo, naturale estensione della cucina, spostata così al piano più alto (giusto per rendere più semplice la gestione della spesa e gli spostamenti con i bimbi!). In secondo luogo abbiamo spostato le scale, creando così una entrata a doppia altezza nel centro della casa, una sorta di “camino luminoso” che collega i vari piani e l’entrata al soggiorno e alla cucina. Da ultimo, abbiamo ricavato un mini-appartamento al piano più basso (la casa e’ su tre piani: secondo, terzo e quarto). In questo mini-appartamento soggiorna la Rosa quando sta da noi, in modo che tutti abbiano il proprio spazio. Lei ha la sua camera da letto/soggiorno, il suo bagno e la sua cucina. Che lusso penserete… ma se lo e’ guadagnato sodo!!! Quando noi vivevamo in 3 nel mini-appartamento, lei dormiva in cantiere, prima sotto alle scale e poi nella futura camera del bambino, almeno li’ si riusciva a contenere – minimamente – la polvere. Mi chiedo quanti anni della nostra vita ci e’ costata questa casa… ma ora che e’ terminata, siamo molto felici ed orgogliosi. E’ stata anche pubblicata un paio di volte su internet ed una TV francese ha fatto un report (se siete interessati a vederla cliccate qui e qui)! Spero di poter continuare a godermela per un bel po’, anche perché ho molti piani a riguardo.

Quando la mamy non c’e’ il mini-appartamento diventa un bed & breakfast, Casa La Rosa :-), un posto dove accogliere i nostri ospiti offrendo ospitalità ed eventualmente anche un pasto su ordinazione. In più, la nostra cucina e’ perfetta per organizzare workshops, questo e’ un po’ il mio sogno. Vorrei farlo per donne col cancro, ma anche per gruppi di persone che amano la cucina italiana e/o che eventualmente siano interessati a provare un menu più salutista. Ora diamoci il tempo per  riprenderci un po’ e poi… facciamo partire anche questo progetto. Voglio gestire questa cosa come ho affrontato la malattia da novembre 2012: una cosa alla volta. Vi terrò aggiornati!

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