byebyesalsiccia_elisa

da una guerriera come me

Quando corro come una matta perche’ vorrei poter depennare almeno un po’ delle cose che vorrei fare – come pubblicare alcune delle ricette che sto collezionando… – mi viene da chiedermi chi me lo fa fare. Il blog mi sembra in una fase stagnante. Io pubblico una ricetta al mese se va bene e nessuno lascia mai un commento. Tuttavia ultimamente diverse persone si mettono in contatto con me via facebook o instagram o mi mandano una e-mail condividendo con me la loro storia. E questo mi rende felice perche’ in quel momento ritrovo il senso di quello che sto facendo, sperando che tutto questo sia parte di un piano divino a lieto fine.

Qualche giorno fa ho ricevuto una mail talmente bella e vicina al mio modo di pensare che ho pensato di condividerla qui sul blog, sperando che possa fare riflettere e dare speranza a tante altre donne che si trovano in una situazione come la nostra. Tenerla per me sarebbe stato puro egoismo :-).

“Cara Fabiana,
(…) Il motivo che mi spinge a scriverti è che mi sembra di avere diverse cose in comune con te.
 L’età, un’attitudine “creativa”, il fatto di essere una combattente dal punto di vista caratteriale, la perdita di moltissimo peso (nell’ordine dei 25 kg circa, anch’io. Persi mangiando bene.) e, da ultimo, il cancro al seno.
 Lo faccio proprio oggi non so perché… forse “ispirata” dall’inizio del percorso radioterapico? Chissà… Comunque, il fatto sta che sono una persona che si interroga molto sulle cose e, ovviamente, mi sono tantissimissimissimissimo (TANTERRIMO, come mi piace dire sempre) interrogata sul PERCHE’ del cancro.
 Ho sempre pensato, sin dal primissimo momento, che non fosse né casuale, né “solo una gran sfiga”.
 Ovviamente a provare a sfiorare questo genere di argomentazioni con la maggior parte dei malati di cancro come me, si ha spessissimo come esito l’irrigidimento della persona che ho di fronte e la risposta spiccia “macché! il cancro non ha alcun senso!”. 
Tutto questo condito da uno sguardo rabbioso che sottintende: “Ma che cavolo stai insinuando? Che star così male e rischiare la vita, il bene più prezioso, ha un qualche tipo di significato? Certo che no! Non ce l’ha!”.
 Allora, per rispetto, faccio marcia indietro, ma tra me e me continuo a credere che ce l’abbia eccome.
 Ecco di questo volevo parlarti, e lo faccio proprio con te perché mi sembri una persona aperta, curiosa ed intelligente e mi piacerebbe moltissimo sentire il tuo parere, i tuoi pensieri a riguardo.
 Colgo tra le righe del tuo sito che ti interroghi molto sul senso.
 Ed è proprio questo in effetti, ad avermi sempre interessato da quando ti ho scoperta online.
 Ecco, la mia filosofia, il mio cancro-pensiero è questo: c’è un senso. Punto. La questione è capire quale.
 Ho letto tanto, ho pensato tanto, ho cercato anche di “sentirmi” tanto, cosa che non facevo più da infiniti anni.
 Ed ecco il senso di questa mia mail sta tutta in questa domanda che ho rivolto a me, durante i lunghi e duri mesi della chemio e che, ora, rivolgo a te con grande curiosità e interesse per la tua (spero, mi piacerebbe molto!) risposta.
Lo faccio perché, su di me, non ce n’è, ha fatto la differenza. Nessuno mai mi dirà che sono guarita, la prognosi inizialmente era infausta, ma la chemio “general-generica” per il triplo negativo, ha distrutto completamente una massa di 5 cm. E questo è un dato di fatto. Secondo me si tratta di 50% cura farmacologica e 50% di atteggiamento, disposizione d’animo.
 E poi c’è che io, mano sul cuore, anche se nessuno può essere scientificamente d’accordo con me: MI SENTO GUARITA. Sono guarita.
 Penso autenticamente, col 100% di me stessa, di esserlo. 
E lo penso, lo sento, non perché sono un’ingenua, né tantomeno un’invasata. Lo credo perché sento di aver compreso “il mio perché”.
 E l’ho compreso trovando la forza di dare una risposta onesta, il più onesta e pura possibile, a questa domanda.
 A cui bisogna rispondere (questo è molto importante) di getto, senza starci a pensare su, in maniera veloce e spontanea.
 La risposta NESSUNO non vale perché (almeno questo è quello che penso io personalmente) è falsa.
Se dovessi dire qual è (o quali sono) gli aspetti positivi dell’avere un cancro, quali sarebbero?
La mia (personalissima – ognuno ha la sua) risposta, onesta e data con mente aperta (e per mente aperta intendo una mente che pensa che ci siano cause fisiche, ma anche cause “inconsce”, legate alle nostre convinzioni, al nostro vissuto, e che le due cose si intersechino indissolubilmente) è questa: 
che avevo un DISPERATO, TOTALE, ASSOLUTO bisogno, per la prima volta nei miei 36 anni di vita guerriera, di FERMARMI. E pensare A ME. Di smettere i panni di quella che è sempre lei a sostenere gli altri e non è mai sostenuta a sua volta. Di avere TEMPO VUOTO per poter CAPIRE DOVE ANDARE A PARARE NELLA MIA VITA (soprattutto riguardo il lavoro) perché è proprio lì che DESIDERO FARLO e non perché DEVO.

E’ sconvolgente che per capire questo macroscopico (e represso purtroppo per infiniti anni – e credo che il punto sia proprio questo, averlo sempre negato) bisogno, ci sia voluto un cancro.
Ora, durante questo “tempo malato” in realtà sto entusiasticamente lavorando per elaborare e preparare il mio grande piano ambizioso. Voglio creare gioielli.
Non l’ho mai fatto. Sembra una scemenza, Sembra una pazzia. Ma da dove l’hai tirata fuori ‘sta cosa dei gioielli?
L’ho tirata fuori da un cassetto profondissimo in cui una dolce e delicata vocina non aveva mai avuto prima la possibilità di uscire e farsi udire.
Chi mi conosce lo sa: se c’è una cosa che mi faceva paura nella vita, questa era il cancro. Non so perché, non ho casi in famiglia, ma ho sempre avuto in merito “una specie di strisciante sensazione, una paura”. Mi è venuto. E’ stato come trovarsi davanti un’onda di 7 metri che ti viene addosso.
 Lo sto attraversando. Penso che ce la sto facendo. E penso che ce la sto facendo perché per la prima volta mi sono concessa finalmente di cogliere, udire, elaborare, quella benedetta vocina.
Penso anche che non avrò recidive per il fatto di aver compreso il suo messaggio, e non averlo ignorato. 
Credo che il corpo sia super saggio, non inganna, non mente. Mi ha lanciato un messaggio chiaro: si è ammalato tanto gravemente da rischiare di morire per far si che una buona volta io aprissi occhi, mente e cuore a me stessa.

Vorrei tantissimo sapere cosa ne pensi, le tue impressioni. 
Grazie e.. un grande abbraccio!
Elisa”

“Carissima, in realta’ io credo che tu lo sappia gia’ che non ho assolutamente bisogno di risponderti perche’ hai gia’ detto tutto tu :-). Hai letto bene e mi hai capita ed hai ragione a dire che abbiamo tante cose in comune. Una di queste sicuramente l’atteggiamento nei confronti della malattia, il malessere da cui usciamo e la riscoperta di noi stesse. Guarda voglio assolutamente scrivere un post sull’ultima conferenza di Berrino, quella sul “cibo, genetica e karma” (avevo messo il link sul profilo facebook e anche instagram). Se l’hai guardata sai che Berrino e’ daccordo con te, e io pure. Se non l’hai fatto ti consiglio di farlo perche’ e’ illuminante.
Parlavo qualche tempo fa con un’altra donna che sta uscendo dalla stessa esperienza ma che non riesce ad accettare quello che le e’ successo. E le posi proprio questa domanda “non ti sei mai chiesta il perche’? perche’ doveva succederti questa cosa?”, io me la posi mille volte, soprattutto all’inizio e vedevo tante ragioni. Ed anche io credo di avere capito e accettato il fatto che avevo bisogno di questa strada estrema perche’ se no non avrei capito (testarda e cocciuta come sono!). Ora mi sento bene come non mai, riesco a vedere tutte le cose belle che riempiono la mia vita (piuttosto che tutte quelle cose che non ho e vorrei avere…), ho accettato i miei limiti e provo a non stressarmi se non riesco a fare tutte le cose che stanno sulla mia lista. E devo dire che piano piano sto migliorando in questo senso. E per fortuna perche’ qualche mese fa ero molto frustrata per le poche cose che riesco a fare… ho mille idee, per il blog, per le mie attivita’ educative (quelle che vorrei organizzare), ma con i bimbi e anche per via della stanchezza non riesco a starci dietro. A volte mi stanco di pensare, figurati!!! Dico per fortuna perche’ quando il “malessere di vivere” si rifa’ sentire ho di nuovo paura, paura che le cose possano andare male…
Comunque anche io MI SENTO GUARITA, veramente, e anche se so che effettivamente potrei riammalarmi, non riesco a valutare questa come una possibilita’ concreta. E in ogni caso mi dico… meglio vivere a pieno che con la paura, tanto non cambierebbe nulla, anzi l’ottimismo… aiuta!!! Sto scrivendo proprio ora un post dove dico che anche secondo me l’atteggiamento, la grinta del volercela fare, il dire “NO – QUESTO NO” … forse e’ cio’ che fa la differenza. Io credo veramente che le nostre cellule ascoltino i nostri pensieri…

Quando rimasi incinta del mio primo figlio pensai: “perche’ un bambino dovrebbe mettersi a testa in giu’ gia’ due mesi prima di nascere, ma non e’ scomodo?” > Beh, mattia era podalico.

Col mio secondo figlio pensai “uhm, questo si muove parecchio, sicuramente nascera’ un po’ prima…” > Kylian e’ nato due mesi prima.

Prima che mi fosse constata la malattia dissi a mio marito: “mi sento come un fiore che sta appassendo” > Avevo il cancro.

Fin dall’inizio della terapia mi sentii come un Leone che avrebbe affrontato di tutto pur di farcela > Alla fine di quel cancro super-aggressivo (che molto spesso resiste alla chemioterapia) non c’era piu’ traccia…

Insomma anche io credo che la nostra forza di volonta’ abbia un potere incredibile, quindi si’… vai avanti cosi’!!! Senti io di gioielli non mi sono mai interessata, ma uno dei tuoi mi sforzerei di indossarlo :-). (…) Alle volte mi chiedo se ci siano persone che leggono le cose che scrivo. La tua mail mi rende particolarmente felice.

Buona notte,

Fabiana”
Un ringraziamento speciale a Elisa per avermi consentito di condividere le sue parole.

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7 replies
  1. Gloria Di Blasi says:

    Quante cose che ho da dire!… Non sapendo da dove cominciare vado random e faccio un elenco (mi piacciono tanto gli elenchi!).
    - Cara Fabiana, sono sicura che i tuoi lettori siano tanti e altrettanti i tuoi emulatori di ricette (io, io!); negli ultimi anni, col prevalere dei social, i commenti ai blog sono sempre meno perché viene privilegiata l’interazione su Facebook, Instagram, Twitter. Infatti io ti ho scoperta da Instagram!
    - Ciao Elisa, che bello avere letto la tua lettera e che bello avere trovato un’ulteriore spunto di riflessione su una cosa che anche io penso da tempo: il cancro HA certamente ALMENO UNA causa. Ho sempre pensato che andasse a localizzarsi sull’organo che simbolicamente più avesse subito, nel corso della vita, una repressione, un dolore, una trascuratezza, una mancanza. La mia prozia ebbe un cancro al seno; il seno per me rappresenta il luogo della femminilità, della relazione sociale amorosa, della realizzazione come donna e la mia prozia aveva avuto un grosso dolore amoroso inaspettato, a tal punto che io credetti che il cancro al seno ne fu la conseguenza.
    Certamente ci sono anche le concause naturali o innaturali dell’ambiente che ci circonda, dell’alimentazione, ecc. Ma penso che le cose siano combinate.
    - Io sto uscendo adesso da un’avventura di ‘bigiotteria’ durata parecchi anni, Scacco alle Regine è il nome che avevo dato alle mie creazioni e alla mia attività di spaccio di bijoux. Nonostante sia stata una bella esperienza, è bello riconoscere quando è giusto cambiare.
    - Cerco di ascoltarmi tanto, almeno psicologicamente, per scongiurare che il mio corpo mi mandi un segnale troppo forte, di cui anche io ho paura.
    - Dall’anno scorso ho imparato tante cose sull’alimentazione sana e qualcosa metto in pratica, anche se non sono ligia ai dettami del benessere… Però sapere e fare al 50% è già meglio di non sapere e di non fare, no? Poi spero di migliorare, intanto ho perso 10 chili di troppo.
    - I problemi di salute, le intolleranze, le scelte alimentari altrui e il radicamento di nuove abitudini e noovi alimenti sono un gran benessere per tutti: un’opportunità per conoscere, per provare nuovi alimenti, per variare l’alimentazione e per nutrire bene il nostro corpo.
    - Sicuramente dimentico qualcosa, ma non potrò dimenticare questo tempo, impiegato qui, a parlare di vita

    UN ABBRACCIO A TUTTE E DUE :-)

    • Fabiana Toni says:

      @gloria Carissima, non avevo mai pensato a questa possibilità che ci si indebolisca proprio in quegli organi che rispecchiano una mancanza, una trascuratezza. Non so se nel mio caso sia sto quello, ma la battuta che mi facevo sempre e’ che la vita mi aveva voluto togliere proprio quella parte del mio corpo di cui potevo andare orgogliosa seppure fosse molto… “abbondante” :-). Io l’ho vista come una prova. Il fatto di dovermi privare di un seno per sentirmi poi piu’ donna di prima…
      E riguardo all’alimentazione, credo che sicuramente abbia influenza sulla potenzialita’ di sviluppare certe patologie, ma il nostro stile di vita altrettanto. Quindi, accettare quello che ci pone la vita di fronte e’ il primo ed importantissimo fasso verso un equilibrio interiore che e’ cosi’ importante… e mi sembra che tu sia a buon punto in questo senso, intendo con l’accettare che e’ il momento di andare oltre. Sempre in quella famosa conferenza Berrino diceva che per guarire (o non ammalarsi) bisogna avere una buona capacita’ di adattarsi al cambiamento… seguire l’onda, lasciarsi andare, dolcemente. Io ci sto provando :-). Quindi goditi i momenti in cui non segui i dettami del benessere, come momenti in cui ti coccoli. L’importante e’ esserne consapevoli per poter poi ri-bilanciare il tutto. Vivere in maniera sana e’ un percorso, lento e meditato, non uno scatto immediato destinato a finire in fretta. Almeno io la vedo cosi’ :-). Un abbraccio.

  2. Fabiana Toni says:

    Da MARINA PIGNATELLI che ha difficolta’ a postare il commento (chi altro?):

    Care compagne guerriere.
    Il cancro insegna, insegna eccome, e spesso arriva al momento giusto per riportarci in vita.
    Come voi una diagnosi infausta nel mio caso per un carcinoma ovarico.
    Due interventi a tre settimane l’uno dall’altro, una convalescenza lunga e dolorosa. Sei mesi di chemio settimanale.
    Remissione.
    I medici che non perdono occasione per ricordarmi il rischio ricaduta (come se servisse a qualcosa pensarci).
    Tutto questo perché?
    Le avevano stimolate a lungo le mie ovaie per darmi quel figlio che l’endometriosi mi impediva di avere.
    Quando Maxime aveva solo 18 mesi il dolore della separazione da suo padre.
    Le mie ovaie hanno forse dovuto ammalarsi per evitarmi di concepire di nuovo?
    Avevo accettato da poco un nuovo lavoro, stipendio fisso “nella vita non si sa mai, ti ammali, almeno hai uno stipendio”. Un mese dopo il primo ricovero per l’esplosione di una cisti. Era il cancro che si faceva notare.
    Ci sono voluti altri 3 mesi peché qualcuno lo capisse.
    Era invisibile anche allo scanner.
    Ironia della sorte mi ero licenziata. “La vita è troppo breve per passare il tempo a fare qualcosa che non ci piace.”

    Quello che vorrei condividere con voi è scritto qui.
    Sono i motivi per cui avere un cancro sia un “vantaggio”, per quanto paradossale possa sembrare.
    Vi saluto con l’augurio di non dimenticare mai quello che questa esperienza ci ha insegnato.

    I “vantaggi” di avere il cancro:

    1) se avessi avuto un infarto o un ictus saresti già morto.
    2) hai la possibilità di batterti e vincere.
    3) il fatto di essere ancora a letto la mattina alle 10 non ti imbarazza.
    4) hai finalmente tempo per vedere i tuoi amici e farti coccolare da loro.
    5) mangi quando e quanto ti pare e non ingrassi anzi, perdi chili senza dover fare una dieta.
    6) invece di lamentarti per i capelli che perdi, gioisci per quelli che hai ancora in testa.
    7) non dai niente per scontato: ogni istante, ogni profumo, sapore o sorriso hanno un valore unico e prezioso.
    8) se hai un aspetto orribile non ti senti in colpa.
    9) smetti di pensare al domani ma vivi ogni istante fino in fondo.
    10) quando non stai male ti sembra di toccare il cielo con un dito.
    11) sei grato per ogni piccolo piacere della vita, le cose che prima non vedevi neanche.
    12) si attua una selezione naturale della gente che ti sta attorno: capisci subito chi sono i veri amici e chi ti vuol bene veramente.
    13) se la casa non è in ordine come vorresti te ne freghi.
    14) quando tuo figlio non vuole dormire la notte ne approfitti per giocare e divertirti con lui.
    15) puoi dire no sempre e a chiunque senza sentirti in colpa.
    16) il solo fatto di non avere le occhiaie ti fa sentire bello.
    17) gli amici e i parenti lontani che non vedevi mai ti vengono a trovare.
    18) puoi mangiare patatine fritte e nutella a sbafo. Che cos’altro potrebbe succederti?
    19) sono tutti (o quasi) gentili e sorridenti con te.
    20) impari a frequentare le spiaggie luminose che hai dentro.
    21) è più facile avere il cancro che stare vicino a qualcuno che ce l’ha.
    22) prendi coscienza delle cause che ti hanno portato ad ammalarti e, se guarisci, guarisci due volte.
    23) se sbagli o dimentichi le cose, ti perdoni.
    24) smetti di essere perfezionista, non ne hai la forza.
    25) non devi più portare da solo le buste della spesa o la spazzatura, non ne hai la forza.
    26) non ti imbarazzi a chiedere aiuto.
    27) hai tanti motivi per piangere che preferisci non farlo.
    28) impari ad ascoltarti.
    29) ne sai più dei medici sulla tua malattia, in fondo sei tu che la gestisci, loro l’hanno solo studiata sui libri.
    30) il disimpegno dalla vita esteriore ti permette di arricchire il tuo essere interiore.
    31) impari a rimandare e delegare.
    32) attivi la gioia, la fiducia e l’ottimismo che non sapevi di avere.
    33) tante persone pregano per te e ti mandano onde positive. E tu lo senti!!
    34) accetti di scendere nel buio tenebroso di madre natura per rinascere.
    35) prendi coscienza che tutto è possibile qui e adesso.
    36) la lentezza obbligata ti fa assaporare doppiamente ogni cosa.
    37) passare vicino alla morte ti fa conquistare distacco e leggerezza.
    38) ti senti parte della natura: niente esiste per sempre!
    39) senti la gioia pura di esistere come un’ebbrezza.
    40) smetti di aspettarti gioia e piacere dal futuro: te le prendi adesso.
    41) hai il coraggio di essere vero, senza vergognarti della tua fragilità.
    42) nessuna responsabilità, nessun dovere, niente da fare.
    43) mangi e dormi quanto e quando ti pare.
    44) non ti devi giustificare se non hai voglia di fare qualcosa.
    45) scopri l’immenso amore che hai per la vita e per te stesso.
    46) ti commuovi pensando a quando guarirai.
    47) ti allontani da tutto ciò che è tossico, persone comprese.
    48) non ti vergogni più di niente.
    49) la malattia ti svela i tuoi punti deboli permettendoti di rafforzarti.
    50) cominci a concederti l’attenzione che non ti eri mai concesso.
    51) in confronto a quello che hai, perdere il lavoro o farsi rubare la macchina, non sono niente.
    52) impari a non lamentarti, se no non faresti altro.

    Se queste parole servissero a ridare il gusto per la vita anche ad una sola persona, aggiungeremmo il numero 53 a questa lista.

    • Fabiana Toni says:

      Carissima MARINA, facciamo pure 53! Quanta forza e quanta vita!! Ti abbraccio cosi’ forte e ti ringrazio tanto per aver condiviso con noi questi pensieri stupendi

  3. Elisa Ricci says:

    Ciao a tutte! :) E’ pazzesco notare come siano argomenti questi così “di sostanza” eppure così raramente affrontati.
    Sono molto felice non solo dello scambio che ho avuto con Fabiana, il cui lavoro qui su questo blog stimo veramente molto, ma anche di leggere i pensieri di Gloria e Marina.

    E’ molto bella la lista di Marina. Me ne sono piaciute 3 in particolare, di voci, che sento particolarmente mie:
    - impari a frequentare le spiagge luminose che hai dentro.
    - si attua una selezione naturale della gente che ti sta attorno: capisci subito chi sono i veri amici e chi ti vuol bene veramente.
    - ne sai più dei medici sulla tua malattia, in fondo sei tu che la gestisci, loro l’hanno solo studiata sui libri.

    Su quest’ultima oggi riflettevo rincasando dal giornaliero radio-trattamento: i medici, gli infermieri, i tecnici, e tutte le figure che popolano l’ambiente di cura. Sono figure a cui, in linea generale, credo tutte noi malate siamo molto grate.
    Talvolta però in effetti riscontri, solo in certi professionisti, un atteggiamento molto duro e poco empatico.
    Talvolta certe frasi o uscite potrebbero anche risultare destabilizzanti e controproducenti.
    Riflettevo su questo perché davanti a me oggi, mentre scendevo dall’acceleratore lineare, due tecniche si sono messe a chiacchierare su quanto a volte siano grotteschi i comportamenti dei pazienti su quel lettino.
    Le capisco: ogni giorno hanno a che fare con le persone più eterogenee e ne devono vedere di ogni, non c’è dubbio.
    Però si tratta di un’uscita poco carina, davanti a me. Ho detto quindi loro: vi capisco, però devo anche dire che non è semplicissimo stare su quel lettino. Non dal punto di vista pratico, ma psicologico.
    Mi hanno osservato in modo vitreo, senza rispondere nulla. Non so se hanno compreso cosa intendevo. Inevitabilmente, c’è molto spesso una differenza di vedute tra “chi sta di qua” e “chi sta di là”.
    Dunque i medici che ti ricordano ad ogni piè sospinto, Marina, che la recidiva è lì come uno spauracchio incombente, credo si possa rispondere, a parole o solo in cuor nostro, che si certo, lo sappiamo. E sappiamo anche che loro lo ripetono perché è stato loro insegnato a farlo. Ma che la recidiva rappresenta niente altro se non l’incapacità di cogliere appieno il messaggio che il nostro corpo ci ha mandato forte e chiaro tramite il cancro. La recidiva ci dice: torno perché ancora non hai dolcemente abbracciato il cambiamento quanto è necessario.
    E tutte noi qui, mi sembra ci stiamo dando molto da fare per mettere in campo le nostre migliori risorse in tal senso :)
    Il mio, personalissimo, mantra – la frase della lista che più di tutte mi riecheggia dentro – potrebbe diventare:
    IMPARARE A FREQUENTARE LE SPIAGGE LUMINOSE CHE HO DENTRO.
    Non dimenticare che ci sono, non privarmi del sole, far entrare la luce :)
    Grazie Marina

  4. Marina Pignatelli says:

    Eccomi qui finalmente!
    Vorrei prima di tutto ringraziare Elisa.
    È la prima volta dalla fine della mia chemio, 10 mesi fa, che ho ricominciato a farmi domande e a riuscire a trovare solo risposte cupe.
    Il tuo mantra e la luce delle tue parole sono arrivati al momento giusto.
    Avevo smesso di frequentare le mie spiagge luminose e…la luce era andata via. Mai abbassare la guardia.
    Non so dire quale fase sia la più dura quando si parla di cancro: la scoperta, gli interventi, le terapie. Quella più subdola e logorante è l’attesa dei risultati dei controlli. Li la voglia di lasciarsi tutto alle spalle e la sensazione di essere guariti, si mescolano alla paura, al terrore che possa non essere così.
    Ho capito che non bisogna avere fretta e vivere giorno per giorno ma ci sono giorni in cui non ci si riesce.
    Grazie a te Elisa e a Fabiana che ci ha permesso di “incontrarci”, grazie perché questa condivisione ci permettere di dimezzare le nostre paure e di raddoppiare il nostro coraggio.
    In fondo al cuore spero che la nostra vita d’ora in poi sia tappezzata di sorrisi e tante buone notizie.
    Vi abbraccio forte.

    • Elisa Ricci says:

      Si… un cancro è davvero PER SEMPRE. Questo può suonare sia come una condanna che come una salvezza. Condanna perché davvero hai infinita voglia di lasciarti tutto alle spalle: basta, non se ne può più. Salvezza, perché è un monito, che durerà per tutto il resto della nostra vita, a non rimetterci più nella stessa identica situazione di prima.
      La vita presenterà sempre nuovi momenti difficili e meno luminosi. In quei momenti la paura di riammalarsi di certo affiora. Io personalmente non sono ancora in quella fase, mi trovo ancora in quella di cura. Ma so già da ora che la storia sarà quella, come confermate entrambe, Marina e Fabiana.
      Credo che il punto non sia tanto relegare il problema (e dunque la conseguenze paura e preoccupazione, la snervante attesa dell’esito…) ai controlli. Ma piuttosto prenderlo come un discorso che va integrato nella vita di ogni giorno.
      Cioè: ogni giorno mi pongo il problema, al di là dei periodici controlli. Il problema di NON ripetere QUEGLI ERRORI LA’. Farne di nuovi magari. Ma non quelli là. Perché quelli là l’abbiam capito che scatenano in noi reazioni fatalmente avverse.
      Mi colpisce anche questo, rispetto a te Marina. Che anche io sono senza lavoro. Ho chiuso la mia partita IVA 4 giorni prima della diagnosi. Era un lavoro che detestavo, ho perso anche l’ultimo dei miei clienti e mi son detta: basta, chiudo, non ne posso più, e ricomincio con qualcos’altro.
      Non ho provato a “rilanciare”, rimboccarmi le maniche e cercare nuovi clienti.
      Ero in attesa dell’esito della biopsia già da 3 settimane. Secondo me già me lo sentivo che era meglio chiudere baracca perché qualcosa di grosso stava sopraggiungendo.
      Si sta sempre più, a mano a mano che le cure avanzano, avvicinando la fase “del dopo”.
      Può essere temibile. Ma può anche essere una rinascita.
      Siamo stanche sconvolte per la tribolata che abbiamo dovuto affrontare. E senz’altro ci sono giorni “che proprio non va”. Pensiamo che si tratta di un giorno. Domani andrà meglio.
      Che sentirsi da schifo oggi non significa che ci sentiremo da schifo anche domani.
      Attraversiamola, questa giornaliera sensazione di schifo, sapendo che è passeggera.
      Il cancro è un viaggio, di questo sono ultra convinta. Che non finirà MAI PIU’.
      Zaino in spalla, e andiamo :)

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